COMPETITIVITA’

L’Italia è agli ultimi posti fra i paesi avanzati negli indicatori di vivacità imprenditoriale (Muffatto et al, 2015) . Anche per tale ragione, nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le iniziative volte a favorire la nascita di nuove imprese. Gli studiosi del fenomeno hanno da tempo dimostrato che favorire la nascita di nuove imprese ‘tout court’, cioè senza prestare attenzione alle loro caratteristiche, è inefficace rispetto all’impatto occupazionale (Fritsch & Mueller, 2007) (2).

Diverso è il caso delle nuove imprese capaci di introdurre innovazioni significative. Anche per questa tipologia di imprese l’Italia presenta una vivacità imprenditoriale inferiore a quella dei principali paesi avanzati. A ciò concorrono diversi fattori che riguardano la formazione, il contesto istituzionale e la struttura produttiva del nostro paese. Tuttavia la tendenza osservata negli ultimi anni è positiva. A fronte di una generale riduzione nell’attivazione di nuove imprese quelle che si attivano nei settori a più alto contenuto di conoscenza hanno mostrato un andamento crescente nell’ultimo quinquennio

 

L’andamento positivo è anche il risultato di un accentuato impegno delle istituzioni e del legislatore nel sostegno all’imprenditorialità innovativa. In primo luogo va citato il crescente impegno delle università nella promozione dell’imprenditorialità. Il numero di spin-off universitari costituiti ogni anno è cresciuto costantemente attestandosi a circa un centinaio all’anno (Ramaciotti & Daniele, 2016). Nel complesso vi sono al momento circa 1200 spin-off attivi, i quali hanno coinvolto una media di 5 persone ad iniziativa, fra docenti, ricercatori e neo-laureati (Iacobucci, Micozzi, & Micucci, 2013) (3).

Una importante novità degli ultimi anni è stata costituita dalla Legge del 18 dicembre 2012 n. 221 (originata dal cosiddetto “Decreto sviluppo”) la quale ha definito un quadro normativo volto a promuovere un contesto favorevole all’avvio e allo sviluppo di imprese ad elevato contenuto di conoscenza. In particolare, la nuova normativa ha indicato i requisiti per la definizione delle start-up innovative, ha istituito un apposito albo presso il registro imprese delle camere di commercio e definito una serie di agevolazioni, fiscali e non, per queste nuove imprese. L’obiettivo del legislatore non è stato solo quello di favorire la nascita di start-up innovative ma anche di creare le condizioni favorevoli al loro sviluppo. Vanno in questa direzione la definizione dei requisiti per gli incubatori certificati e le agevolazioni previste per la raccolta di capitale di rischio da parte delle start-up innovative (4).

Una interessante novità della normativa richiamata è che la definizione di start-up innovativa non è associata a specifici settori ma alle caratteristiche soggettive dell’impresa (investimento in R&S, occupazione qualificata, possesso di titoli di proprietà intellettuale). Di fatto, però, le start-up innovative appartengono in larga misura ai settori ad alto contenuto di conoscenza. Oltre un terzo opera nell’ambito del software e dei servizi informatici; circa un quarto nei servizi di ricerca e sviluppo; seguono le attività manifatturiere di produzione di computer e apparecchi elettronici e la produzione di macchinari. Se si considera l’incidenza relativa rispetto al complesso delle nuove imprese avviate nel periodo 2012-2015, non è solo l’informatica a caratterizzare le start-up innovative quanto le imprese che si occupano di servizi di ricerca e sviluppo e quelle produttrici di computer e altri apparecchi elettronici(fonte: www.eyesreg.it) .

In quest’ ottica vanno analizzati alcuni grafici forniti dall’ISTAT e che monitorano il grado di competitività delle regioni italiane. Nello specifico avremo:

Ind. 419 Specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia (totale) (a)
Occupati nei settori manifatturieri ad alta tecnologia e nei settori dei servizi ad elevata intensità di conoscenza e ad alta tecnologia in percentuale sul totale degli occupati (totale)
2014 2015 2016
Lazio 6,8 6,8 6,5
Abruzzo 2,8 3,2 3,2
Molise 1,4 1,3 1,3
Campania 2,3 2,0 2,0
Puglia 1,6 1,4 1,4
Basilicata 1,8 2,1 2,2
Calabria 1,1 1,4 1,5
Nord 3,7 3,7 3,8
Centro 4,7 4,7 4,5
Sud 1,9 1,9 1,9
Italia 3,4 3,4 3,4
Ind. 420 Specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia (maschi) (a)
Occupati nei settori manifatturieri ad alta tecnologia e nei settori dei servizi ad elevata intensità di conoscenza e ad alta tecnologia in percentuale sul totale degli occupati (maschi)
2014 2015 2016
Lazio 8,0 7,8 7,8
Abruzzo 3,6 3,7 3,9
Molise 2,0 1,3 1,3
Campania 2,3 2,3 2,2
Puglia 1,8 1,7 1,7
Basilicata 2,2 2,4 2,2
Calabria 1,6 2,0 2,1
Nord 4,4 4,4 4,5
Centro 5,5 5,4 5,6
Sud 2,2 2,2 2,2
Italia 4,0 4,0 4,0
Ind. 421 Specializzazione produttiva nei settori ad alta tecnologia (femmine) (a)
Occupati nei settori manifatturieri ad alta tecnologia e nei settori dei servizi ad elevata intensità di conoscenza e ad alta tecnologia in percentuale sul totale degli occupati (femmine)
2014 2015 2016
Lazio 5,1 5,7 4,7
Abruzzo 1,7 2,5 2,2
Molise …. …. ….
Campania 2,2 1,5 1,8
Puglia 1,1 0,8 0,8
Basilicata …. …. 2,3
Calabria …. …. ….
Nord 2,7 2,9 2,9
Centro 3,7 3,7 3,3
Sud …. …. ….
Italia …. …. ….

Per servizi ad alta tecnologia si intendono i comparti di informatica, telecomunicazione e ricerca. Si tratta di settori che forniscono servizi ad alto valore aggiunto direttamente ai cittadini o alle imprese per il supporto alle attività più innovative dell’intero sistema produttivo. L’occupazione nei servizi hi-tech fornisce una misura indiretta del peso di questi comparti sull’economia e può essere vista sia come indicatore di risultato, in quanto gli investimenti in ricerca, risorse umane e tecnologia trovano migliore concretizzazione proprio in queste produzioni, sia come indicatore di input, in quanto questi settori guidano i processi innovativi nell’intero sistema economico agendo essi stessi, a loro volta, da driver dell’innovazione. Detto ciò l’ISTAT fornisce delle statistiche:

Ind. 523 Quota degli addetti nei settori ad alta intensità di conoscenza nelle imprese dell’industria e dei servizi (a) (b)
Addetti nei settori ad alta intensità di conoscenza in percentuale sul totale addetti, nelle unità locali delle imprese dell’industria e dei servizi
Lazio 25,0 25,1 25,2
Abruzzo 13,8 14,7 15,1
Molise 13,0 13,0 13,6
Campania 15,3 15,7 15,8
Puglia 13,7 13,9 14,3
Basilicata 13,3 14,3 14,3
Calabria 13,8 14,0 13,7
Nord 17,6 18,0 18,4
Centro 19,4 19,6 19,9
Sud 14,3 14,7 14,9
Italia 17,3 17,6 17,9
Dati 958 Valore aggiunto Industria in senso stretto e Costruzioni (prezzi correnti) (a)  
Valore aggiunto ai prezzi base della branca Industria in senso stretto e Costruzioni (milioni di euro a prezzi correnti)  
 
2012 2013 2014  
Lazio 25196,65 25524,01 24299,02  
Abruzzo 7658,915 7537,429 7392,44  
Molise 1266,844 1359,642 1379,323  
Campania 15317,47 14738,15 15289,07  
Puglia 12597,69 11950,01 11619,26  
Basilicata 3005,79 2980,36 2994,658  
Calabria 3903,956 3626,713 3534,425  
Nord 220202,8 218092,1 216998,5  
Centro 64481,02 64374,46 64232,4  
Sud 43750,66 42192,3 42209,17  
Italia 345667,3 341632,7 340276,2  

 

 

I dati del valore aggiunto su scala territoriale sono quelli che consentono in modo più appropriato di valutare il posizionamento di un’area nelle traiettorie di sviluppo, nonché di evidenziare il contributo che ciascun settore economico apporta alla produzione di ricchezza in una economia locale.

Si tratta quindi di informazioni essenziali per la realizzazione di azioni di programmazione sul territorio, di definizione degli interventi di natura settoriale, di promozione delle opportunità localizzative in un’area. Nel contempo, le stime rappresentano anche un servizio svolto nei confronti degli operatori economici, che possono conoscere le dinamiche di crescita con articolazione settoriale e quindi adeguare le proprie scelte in termini di insediamento e di sviluppo. (fonte: http://www.sp.camcom.it)

I dati più recenti riportati dall’Istat riguardano le stime di settori industria in senso stretto e costruzioni (l’ultimo si ferma al 2014) e, se pur evidenziando una lieve perdita nei tra anni considerati, mostrano una sostanziale tenuta del sistema produttivo lucano. Questo, però, deve essere comunque un monito a proseguire nel periodo di riforme, anche a livello territoriale, avviato negli anni e che vede la necessità di adeguare, il sistema industriale lucano, ai tempi che sono mutati e che, oltre all’industria pesante, è necessario cominciare a praticare un altro tipo di imprenditorialità, più moderna, più tecnologicamente avanzata.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati 812 Consumi di energia elettrica delle imprese del terziario servizi vendibili (a) (b)
(GWh)
2012 2013 2014
Lazio 8743,0 8675,7 7912,0
Abruzzo 1739,1 1777,9 1662,6
Molise 264,9 274,9 247,1
Campania 5029,3 4802,1 4487,8
Puglia 3592,9 3540,0 3298,2
Basilicata 398,9 406,0 395,6
Calabria 1699,8 1620,2 1499,0
Nord 44141,3 43858,0 41273,7
Centro 17623,6 17594,0 16038,6
Sud 12724,9 12421,1 11590,2
Italia 80595,3 79726,7 74545,9

 

 

L’indicatore riporta i consumi di energia elettrica delle imprese del terziario servizi vendibili misurati in Gwh per cento milioni di euro di Valore aggiunto del terziario (esclusa la PA).

Dai dati riportati si nota come, se pur poco significativo in termini di quantità numerica(la qual cosa è imputabile alla numerosità del popolo lucano) esso ha registrato una flessione, in termini percentuali, non così consistente, rispetto alle altre regioni. L’indice ICET(indice costo elettricità terziario) Confcommercio-REF Ricerche misura l’andamento medio nel corso del tempo della spesa per la fornitura di energia elettrica da parte delle imprese del Terziario servite in regime di maggior tutela ovvero alle condizioni economiche e tariffarie stabilite ed aggiornate trimestralmente dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG).

L’indice ICET è costruito come media ponderata delle variazioni di spesa all inclusive (al lordo della tassazione) per la fornitura di energia elettrica di cinque profili tipo di attività del Terziario: Albergo, Ristorante, Bar, Dettaglio alimentare, Dettaglio non alimentare. I pesi sono stati stimati da Confcommercio e REF Ricerche sulla base della distribuzione percentuale dei consumi annui delle cinque attività sul totale dei consumi del settore Terziario. Tali pesi sono adottati anche per il calcolo del profilo medio di consumo per fascia oraria del settore Terziario utilizzato nella costruzione dell’indice PUN Terziario. Anche in questo caso la variazione dell’indice, in Basilicata, seppur negativa si mantiene percentualmente inferiore a quella delle regioni limitrofe.

 

 

 

 

 

 

Dati 960 Valore aggiunto delle imprese del terziario (esclusa la PA) (prezzi correnti) (a)
Valore aggiunto ai prezzi base della branca del terziario (milioni di euro a prezzi correnti)
                 2012                  2013                2014
Lazio 95398,98 94928,32 98281,92
Abruzzo 12954,34 12758,24 12880,16
Molise 2443,542 2347,638 2454,586
Campania 46520,37 46089,29 44981,89
Puglia 31588,28 31286,67 31070,7
Basilicata 3874,948 3832,368 3907,813
Calabria 14802,1 14338,92 14701,6
Nord 425257,6 426159,1 428509,4
Centro 173860,8 174176,5 177028,8
Sud 112183,6 110653,1 109996,7
Italia 764970,2 764262,2 769032,3

 

 

Il terziario è l’ultimo stadio dello sviluppo economico ed è uno dei principali settori produttivi di un sistema economico. Le economie più progredite sono caratterizzate dal peso preponderante del settore terziario nei confronti delle altre. Questo fenomeno è anche conosciuto con il nome di “rivoluzione terziaria” . la tabella evidenzia un progredire di tale settore negli ultimi anni; nel terziario sono comprese sia le attività di vendita degli ambulanti che i servizi informatici e bancari. Non sempre il peso percentuale del terziario sull’economia nazionale è un buon indicatore dello sviluppo economico del paese. A causa della crescita demografica elevata alcuni paesi in via di sviluppo posseggono un elevato settore terziario a basso valore aggiunto (terziario arretrato) pur senza potersi definire economie avanzate. È quindi importante distinguere il terziario in due sotto-settori:

  • Terziario arretrato. Si parla di terziario arretrato per indicare le attività a basso valore aggiunto (es. vendita ambulante).
  • Terziario avanzato. Si parla di terziario avanzato, invece, per indicare le attività dedite alla ricerca scientifica e tecnologica.I dati riportati in tabella mostrano come il settore terziario avanzato ha subito un invremento, negli anni presi a riferimento, pur mantenendosi, in termini numerici, tra quelli meno consistenti nel panorama italiano
  • Soltanto la presenza del terziario avanzato può essere considerata come uno stadio avanzato di sviluppo economico. Il terziario avanzato è conosciuto anche come quaternario per marcare ulteriormente la profonda differenza rispetto alle altre attività del settore terziario.
Dati 927 Investimenti fissi lordi (prezzi correnti)
Investimenti fissi lordi, interni (milioni di euro a prezzi correnti)
2012 2013 2014
Lazio 31983,24 29543,25 27806,32
Abruzzo 8286,057 7700,17 6856,558
Molise 1368,32 1335,684 1308,952
Campania 16604,48 14898,3 14128,67
Puglia 12550,06 11387,78 11001,17
Basilicata 2183,033 2213,933 2486,781
Calabria 7218,752 6276,848 5657,588
Nord 167282,8 158151,5 155233,7
Centro 60273,97 56301,65 54331,78
Sud 48210,7 43812,72 41439,72
Italia 296165,7 276667,6 269330,4

Secondo la definizione dell’ISTAT sono costituti dalle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori residenti a cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti. Il capitale fisso consiste di beni materiali e immateriali prodotti destinati ad essere utilizzati nei processi produttivi per un periodo superiore ad un anno. (Sistema europeo dei conti, SEC 95). In Basilicata, negli anni presi in considerazione, sono aumentati in controtendenza a quanto avvenuto, generalmente, nelle altre regioni d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati 001 PIL corrente (a)
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato (milioni di euro)
2014 2015 2016
Lazio 181751 183508 186483
Abruzzo 31069 31382 31657
Molise 5785 5934 6122
Campania 100171 102324 106477
Puglia 68931 70561 70828
Basilicata 10817 11782 11598
Calabria 31874 32160 32759
Nord 903731 921737 939209
Centro 351311 355391 360885
Sud 248647 254143 259441
Italia 1621827 1652152 1680523

Il PIL corrente (cioè il prodotto interno lordo a prezzi di mercato) è aumentato rispetto al 2014 ma, nel 2016, diminuito rispetto al risultato conseguito nel 2015( a differenza di quanto avvenuto nelle altre regioni).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati 428 Ula Servizi alle imprese (a)
Unità di lavoro del settore dei servizi alle imprese (medie annue in migliaia)
2012 2013 2014
Lazio 449,4 434,3 441,7
Abruzzo 64,2 64,2 64,7
Molise 12,6 12,5 11,9
Campania 230,1 220,9 224,5
Puglia 154,7 151,2 155,3
Basilicata 20,9 20,6 20,4
Calabria 67,8 66,5 65
Nord 1886,1 1840,3 1854,3
Centro 807,3 786,3 793,9
Sud 550,3 535,9 541,8
Italia 3489,4 3399,7 3427,9

 

Il dato è inferiore a quasi tutti gli altri ed evidenzia una sostanziale tenuta del livello quantitativo nel corso degli anni presi in considerazione.