DEMOGRAFIA DI IMPRESA

Il tasso di iscrizione, ovvero la percentuale di imprese iscritte su quelle registrate l’anno precedente, è più alto proprio in quelle aree d’Italia dove meno ce lo si aspetterebbe. Ovvero al Centro-Sud, da Grosseto a Salerno, in Puglia e Campania, in Calabria, in buona parte della Sicilia. Nella prima ventina di posti quanto a aumento di imprese registrate, con incrementi anche superiori al 7%, troviamo Lecce, Vibo Valentia, Foggia, Latina, Crotone, Caserta, Napoli, Agrigento, Catania. Province normalmente associate agli ultimi posti in ogni ranking economico che possiamo immaginare per l’Italia

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/31/nuovo-record-dimprese-al-sud-italia-ma-piccole-attivita-e-ristorantini/34432/

 

Con l’importante eccezione di Milano è dal Lazio in giù che si ritrova il maggior saldo positivo di crescita delle imprese, che raggiunge i propri massimi in ordine a Ragusa, Napoli, Trapani, Vibo Valentia, Roma, Caserta.

 

 

 

Vi è poi una correlazione piuttosto curiosa tra questo incremento di imprese e tasso di occupazione. Nel 2016 sono state aperte nuove iniziative proprio nelle province con occupazione minore, appunto al Centro-Sud. Non era così nel 2007 quando non c’era nessun apparente collegamento tra le due statistiche

 

 

 

 

 

 

 

Cosa succede? Vi è una ripresa del Sud Italia che sta superando il Nord quanto a recupero delle posizioni perdute?

Tutti gli altri dati economici ci dicono di no, nonostante il Mezzogiorno abbia sofferto la crisi più del Nord, non c’è stato poi, come altrove accaduto e come era auspicabile, un rimbalzo maggiore rispetto alle regioni settentrionali.

Del resto questi incrementi nel numero di imprese stanno accadendo in luoghi in cui già ora è minore il numero persone che costituiscono la forza lavoro potenziale (tra i 15 e i 64 anni) per impresa. Ovvero in cui vi sono più aziende in proporzione ai potenziali lavoratori.

Quindi si sta in realtà perpetuando e accentuando una tendenza già in atto, quella alla frammentazione del lavoro.

 

 

Forza lavoro potenziale per azienda, 2016, Dati ISTAT

 

 

Sappiamo che la grande maggioranza delle aziende in Italia e a maggior ragione al Sud è fatta di imprese individuali, artigiani, commercianti, ristoratori, ecc, naturalmente nel settore dei servizi, considerando il declino, e qui non c’entrano solo questioni interne, della manifattura.

E sappiamo anche che purtroppo queste imprese hanno tassi di ricerca e sviluppo e di investimenti decisamente inferiori a quelli delle grandi aziende, così come tendono ad assumere meno laureati e personale specializzato, ed hanno grandi difficoltà a crescere.

Purtroppo con la sola eccezione di Milano, l’unico luogo in Italia in cui, forse, è in atto una ripresa in stile europeo, è quindi molto improbabile che siano aziende innovative e con grandi possibilità di crescita, quelle che stanno aprendo al Sud.

E’ molto più facile che siamo di fronte alla emersione nei dati ufficiali di quei fenomeni che vediamo nelle nostre strade, la nascita di piccoli negozi e locali soprattutto nel campo del food.

La conferma ci viene da Confesercenti che ci dice dal 2012 ad agosto 2016 vi era stato un aumento dell’8,3% di tutta l’attività di ristorazione, con 11 mila nuovi bar e ristoranti, ma nel Mezzogiorno si è toccato un +10,8%, che arriva a un +13,8% in Sicilia e a un +12% in Campania.

Unioncamere conferma che tra 2010 e 2015 considerando i soli ristoranti c’è stata una crescita del 16% in Sicilia, e del 14% in Campania.

E’ umanamente encomiabile che tanti giovani, non arrendendosi alla disoccupazione, provino ad aprire piccole attività, mettendosi in gioco.

E però non sarà l’ennesimo ristorantino “come una volta” in cui si serve solo “olio d’oliva bio 100% italiano a km zero” a salvare né il Sud, né il resto dell’Italia, ad aumentare la produttività della nostra economia, il grande e vero problema italiano, quindi, a generare crescita e occupazione. C’è bisogno di grandi imprese che investano, di ricerca e innovazione, lo sappiamo da tempo.

Questo proliferare di nuove piccole imprese nonostante la crisi e nonostante l’enorme numero di quelle già esistenti appare come l’ennesima strategia disperata e sbagliata di reagire al declino, in realtà perpetuandolo.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/31/nuovo-record-dimprese-al-sud-italia-ma-piccole-attivita-e-ristorantini/34432/

 

 

Sui dati dello stock delle imprese e unità locali influiscono, oltre alle iscrizioni e cessazioni anche l’insieme di variazioni legate alle trasformazioni delle attivita’ esistenti, anch’esse non dipendenti (o solo in minima parte) dalla congiuntura economica (quali: modifica dei codici di attivita’, cambiamenti di forme giuridiche, trasferimenti da altre province, cambiamento dello status con il passaggio di un’impresa da inattiva ad attiva per la presentazione della dichiarazione di inizio attività, ecc.).

(fonte http://www.pd.camcom.gov.it/gestisci-impresa/studi-informazione-economica/dati-e-analisi-economiche-1/guide-ai-dati/guida-ai-dati-comunali)

Va ricordato che il saldo demografico iscritte-cessate presenta dei limiti a livello settoriale per una corretta interpretazione dell’evoluzione congiunturale/strutturale della base produttiva sia a livello provinciale che comunale.

  • Tassi di crescita “nominali”: I tassi di crescita nominali indicano la variazione dello stock di insediamenti produttivi (imprese e unità locali) includendo iscrizioni, cessazioni e altre variazioni amministrative che influiscono sul numero delle stesse imprese attive e delle unità locali. Vengono calcolati confrontando il totale degli insediamenti alla fine di ogni periodo con lo stesso dato dell’anno precedente (sia in termini percentuali che in valore assoluto). Lo stesso calcolo viene effettuato per le sedi di impresa (e relative forme giuridiche) e le imprese artigiane
  • saimprese nell’anno. Si ricorda che i dati settoriali hanno valore indicativo, data la presenza di imprese non classificate (in attesa di attribuzione del codice di attività economica Ateco (5 ) al momento della rilevazione dei dati)

Detto questo, andiamo ad analizzare l’andamento della demografia di impresa partendo dagli ultimi dati disponibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ind. 241 Tasso di iscrizione lordo nel registro delle imprese
Imprese iscritte sul totale delle imprese registrate nell’anno precedente (percentuale)
2015 2016 2017
Abruzzo 6,7 6,3 6,0
Molise 7,0 6,9 6,3
Campania 7,3 7,1 6,7
Puglia 7,2 7,0 6,8
Basilicata 6,2 6,4 6,0
Calabria 6,7 6,5 5,8
Nord 6,3 6,0 5,9
Centro 6,8 6,3 6,2
Mezzogiorno 6,9 6,7 6,5
Italia 6,6 6,3 6,2

 

Dalla tabella si intuisce come la percentuale di imprese iscritte sul totale delle imprese registrate collochi la Basilicata su un risultato in linea con il dato nazionale.

 

 

 

 

 

Ind. 054 Tasso di natalità delle imprese (a) (b) (c) (d)
Rapporto tra imprese nate all’anno t e le imprese attive dello stesso anno (percentuale)
2013 2014 2015
Abruzzo 7,8 7,6 7,7
Molise 7,6 7,5 8,2
Campania 9,5 9,2 9,9
Puglia 7,9 7,7 8,1
Basilicata 7,1 6,9 7,5
Calabria 8,8 8,3 9,0
Nord 6,0 6,2 6,3
Centro 7,7 7,7 7,8
Mezzogiorno 8,5 8,3 8,8
Italia 7,1 7,1 7,3

 

Il Tasso di natalità: rapporto tra il numero di imprese nate nell’anno t e la popolazione di imprese attive nell’anno t (in percentuale) . Il suddetto indicatore pone, la Basilicata, in ultima posizione tra le regioni meridionali, migliore rispetto alla media nel Nord Italia ed in linea con il dato riguardante il centro Italia.

 

 

 

Ind. 242 Tasso di iscrizione netto nel registro delle imprese
Imprese iscritte meno imprese cessate sul totale delle imprese registrate nell’anno precedente (percentuale)
2015 2016 2017
Abruzzo 0,2 0,3 0,2
Molise 0,7 1,1 1,0
Campania 1,6 1,5 1,5
Puglia 0,8 0,5 0,0
Basilicata -0,7 0,7 1,0
Calabria 1,3 1,2 1,1
Nord -0,1 -0,1 -0,1
Centro 0,8 0,7 0,5
Mezzogiorno 0,9 0,9 1,0
Italia 0,5 0,4 0,4

 

 

 

Ind. 157 Tasso netto di turnover delle imprese
Differenza tra il tasso di natalità e di mortalità delle imprese (percentuale)
2013 2014 2015
Abruzzo -2,0 -2,2 -1,9
Molise -2,3 -2,2 -0,9
Campania -1,7 -1,7 -1,2
Puglia -1,8 -1,8 -1,4
Basilicata -2,0 -1,3 -1,1
Calabria -2,7 -2,4 -2,0
Nord -1,6 -1,3 -1,6
Centro -1,8 -1,6 -1,6
Mezzogiorno -2,1 -2,0 -1,5
Italia -1,8 -1,5 -1,6