INTERNAZIONALIZZAZIONE

In un sistema economico, l’internazionalizzazione(www.treccani.it/) è il processo derivante dallo svolgimento di una (o più) delle attività, che ne caratterizzano il funzionamento, lungo una dimensione che coinvolge diversi Stati-nazione. Con l’evolversi della tecnologia – applicata ai trasporti e al trasferimento di informazioni – e con l’abbattimento di tariffe e di altri impedimenti di natura legale-amministrativa, l’internazionalizzazione ha caratterizzato sempre di più i processi produttivi e l’attività delle imprese, assumendo la connotazione di i. pesante. Il caso più eclatante è rappresentato dalla costituzione di reti di produzione globale, mediante le quali le imprese multinazionali suddividono il processo produttivo in fasi che sono collocate all’interno di Stati-nazione differenti, attraverso la realizzazione di investimenti diretti esteri verticali. In tal modo, la disintegrazione del ciclo produttivo lungo una crescente dimensione internazionale – che trova ragione nel tentativo di trarre vantaggio dal basso costo delle materie prime e/o della manodopera presso alcune localizzazioni – si accompagna all’intensificazione degli scambi internazionali che riguardano prodotti intermedi e semilavorati. In questo senso diventa interessante sondare alcuni dati che il sito dell’ISTAT ci fornisce:

Ind. 097 Grado di apertura dei mercati: importazioni
2014 2015 2016
Lazio 14,7 16,1 17,6
Abruzzo 11,1 12,2 12,2
Molise 6,1 9,5 9,7
Campania 11,0 11,9 11,5
Puglia 12,7 12,3 11,5
Basilicata 6,9 20,3 20,0
Calabria 1,7 1,8 1,8
Nord 25,4 26,2 25,6
centro 16,0 17,2 17,8
mezzogiorno 13,9 12,9 11,6
Italia 22,0 22,4 21,8

 

 

La Basilicata ha riportato nel 2016 un grado di apertura verso i mercati esteri di gran lunga maggiore rispetto a quello conseguito dalle regioni limitrofe ed in linea con il dato italiano che, per quanto inferiore a quello del Nord Italia, evidenzia una certa vivacità del territorio lucano.

 

 

Il grado di dipendenza economica è un calcolo relativo alle importazioni nette in percentuale del PIL e vuole, esclusivamente, monitorare quanto l’economia lucana, sia legata alle economie esterne. Fatto che, se da un lato, evidenzia la necessità di dipendere dalle regioni o da nazioni limitrofe per quanto riguarda l’approvvigionamento di risorse finanziarie e materiali, dall’altro evidenzia una certa dinamicità del territorio lucano nell’inserirsi in un’economia sempre più globalizzata.

Ind. 100 Grado di dipendenza economica
Importazioni nette in percentuale del PIL (percentuale)
2013 2014 2015
Lazio -11,9 -12,9 -11,7
Abruzzo 9,3 6,9 7,4
Molise 28,1 29,7 27,7
Campania 12,4 11,0 11,2
Puglia 17,8 17,8 17,5
Basilicata 11,8 19,3 13,3
Calabria 36,8 37,7 38,4
Nord -7,2 -8,0 -8,1
centro -6,3 -7,0 -6,5
mezzogiorno 18,6 19,0 18,2
Italia -1,2 -1,8 -1,8

 

 

 

Ind. 168 Capacità di esportare in settori a domanda mondiale dinamica
Quota del valore delle esportazioni in settori a domanda mondiale dinamica sul totale delle esportazioni (percentuale)
2013 2014 2015
Lazio 68,83 70,20 68,81
Abruzzo 53,74 55,89 59,64
Molise 44,55 45,54 43,88
Campania 36,09 34,88 33,02
Puglia 41,03 40,20 40,75
Basilicata 53,90 66,62 85,82
Calabria 20,47 25,66 26,24
Nord 28,55 28,91 29,90
centro 34,60 36,03 36,13
mezzogiorno 42,77 43,46 47,23
Italia 29,57 30,18 31,37

La tabella soprastante vede un netto miglioramento della capacità di esportare in settori a domanda mondiale dinamica tra il 2014 ed il 2015(ultimi dati) ed evidenzia come il sistema lucano si vada sempre maggiormente concentrando nell’aggredire i mercati più fruttiferi sotto un profilo dei ritorni economici. Il risultato conseguito dalla regione lucana ha staccato nettamente quello delle regioni limitrofe.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ind. 431 Grado di apertura commerciale del comparto manifatturiero (a)
Export totale + Import di beni intermedi del comparto manifatturiero in percentuale del PIL (Valori in euro correnti)
2014 2015 2016
Lazio 12,7 13,5 13,0
Abruzzo 26,8 28,4 30,2
Molise 8,8 13,4 14,3
Campania 13,3 13,7 13,3
Puglia 12,7 12,2 12,0
Basilicata 11,6 27,7 42,0
Calabria 1,3 1,5 1,6
Nord 39,9 40,6 39,9
centro 22,8 23,6 23,2
mezzogiorno 13,0 13,4 13,3
Italia 30,2 30,8 30,3

Le imprese, per rispondere a sfide competitive sempre più difficili e in presenza di un mercato interno che non offriva spunti di supporto, hanno incrementato la propria proiezione internazionale, anche attraverso un rafforzamento della partecipazione alle catene globali del valore.

Nel 2015 la Basilicata è stata la regione italiana in cui si è verificata la crescita più elevata del valore aggiunto in termini reali (+3,5%). Al di là del fatto che la regione ha conseguito questo primato per la terza volta dal 1999 a oggi (come nessun’altra in Italia), non va trascurato che, stante il peso del comparto dei mezzi di trasporto sull’automotive nella composizione settoriale dell’economia locale, appare molto probabile che a trainare la regione siano stati proprio i mezzi di trasporto e di conseguenza l’automobilistico (anche se i due precedenti citati hanno fornito indicazioni contraddittorie). Se nel 1999, infatti, la crescita è stata decisa (+6,5%), nel 2013 il comparto è rimasto sostanzialmente sulle posizioni dell’anno precedente, anzi con una leggera contrazione (-1,1%).

come è noto, lo stabilimento FCA di Melfi (che ovviamente rappresenta il cuore pulsante di tutto l’automotive lucano) ha visto la realizzazione nel 2013 ed in parte del 2014 dei lavori di adeguamento delle linee produttive che hanno portato all’ampliamento della produzione dello stabilimento (alla Fiat Punto è stata aggiunta la Fiat 500X e la Jeep Renegade). Questa scelta ha portato nei primi mesi del 2015 alla chiusura della cassa integrazione e, quindi, al rientro al lavoro di 5.418 persone, con l’aggiunta di 350 lavoratori provenienti da Cassino o Pomigliano a cui si sono andate ad innestarsi successive 1.000 assunzioni. L’aumento, quindi, del valore economico del settore è dato sia da questa considerazione, ma anche dal fatto che, come osservato in precedenza, i modelli della Jeep stanno riscuotendo un forte consenso sul mercato europeo e internazionale, come testimoniano le cifre sull’export che esamineremo in seguito. I dati sulla Jeep Renegade che abbiamo a disposizione e relativi al solo mercato italiano hanno registrato un incremento delle immatricolazioni di questo modello nel nostro Paese, dai 2.663 pezzi del 2014 ai 24.455 del 2015, a fronte di una sostanziale stabilità delle immatricolazioni delle altre due produzioni dello stabilimento melfitano. Infatti, i dati ACI relativi alle prime iscrizioni per modello ci indicano come la Fiat 500 (senza tener conto del modello L) evidenziano una leggera contrazione delle immatricolazioni che passano dalle 45.569 del 2014 alle 43.057 del 2015. Percorso inverso lo compie invece la Fiat Grande Punto che, fra il 2014 ed il 2015, passa da 56.331 a 57.068 modelli immatricolati.

 

 

 

 

 

 

Ind. 436 Addetti occupati nelle unità locali delle imprese italiane a controllo estero (a) (b)
Addetti alle unità locali delle imprese italiane a controllo estero in percentuale su addetti totali
2012 2013 2014
Lazio 9,1 9,5
Abruzzo 6,3 6,3
Molise 3,0 3,2
Campania 3,5 3,8
Puglia 3,3 3,6
Basilicata 2,6 2,8
Calabria 1,5 1,9
Nord 8,6 9,1
centro 6,6 7,0
mezzogiorno 3,5 3,7
Italia 7,0 7,4

 

Come si evince dalla tabella il numero di addetti alle unità locali a controllo estero è, in termini percentuali, molto basso in quanto bassa è, in Basilicata, la presenza di imprese a controllo estero. Il che, evidentemente, sembra porre un obiettivo per i prossimi anni.