LA CENTRALE DI ACQUISTI RISCHIA IL TILT

La Questione dell’agenda digitale e della gara di appalto che ha registrato la bocciatura di Tar e Consiglio di Stato ha messo a nudo la fragilità della Stazione unica di appalto, una grande idea per concentrare e sveltire le procedure di gare sottraendole alla decisione di singoli Enti. Purtroppo le idee camminano sulle gambe malferme di  amministrazionI che non riescono  a strutturare in maniera idonea i servizi e alle quali mancano sempre, come si diceva una volta , trenta soldi  per fare una lira. Il congiunto disposto di concorsi che non si potevano finora fare e di personale in comando dagli enti che non appariva il più competente rinvenibile sul mercato ( ci sarebbe da commentare anche la poca disponibilità degli enti a privarsi dei migliori) ha reso la stazione appaltante inadeguata a smaltire il notevole lavoro , con il ricorso di soluzioni alla giornata che se valgono ad affrontare emergenze, non sono tali da consentire un dispiego delle potenzialità di questa struttura. E’ un problema serio ed urgente, questo del potenziamento della centrale di acquisti , perché stare in mezzo al fiume, senza raggiungere la riva opposta e senza poter tornare indietro, è la strada più favorevole per un flop. Anche perché il compito di una stazione appaltante è quella di muoversi anche in funzione dell’economia regionale che rischia di essere esclusa rispetto a meccanismi che portano a decisioni fuori della Basilicata. Per esempio l’idea che va girando di affidare alla Consip  le gare per la realizzazione dell’Agenda digitale, oltre che a certificare l’incongruenza di una stazione che nasce per far fare e non per comprare  i servizi  digitali, escluderebbe dal gioco tutte le società regionali , anche quelle di una certa importanza, giacchè è difficile che i nani possano mettersi con i giganti. Si verificherebbe in sostanza quello che è avvenuto per i grandi appalti, oggetto di altrettanto grandi appetiti e rispetto ai quali l’imprenditoria lucana si è dovuta accontentare delle briciole che gli passavano sotto forma di subappalti.  Si affronti la questione di petto e si metta in condizione la dirigenza del Suab di portare i risultati . I soldi della Basilicata debbono rimanere in Basilicata. La vera priorità è pretendere che gli uffici corrano e portino i risultati nei tempi previsti.  Così come debbono correre gli istituti che su queste cose si cimentano , a cominciare dal CNR che ha iniziato a lavorare sul fascicolo elettronico sanitario nel 2004-2005, quando ancora nessuna regione aveva iniziato a progettarlo, e adesso molte regioni hanno il fascicolo elettronico ,ad eccezione della Basilicata che ne ha fatto un cantiere permanente ,come la basentana. Questa storia che gli investimenti nella ricerca servano ai ricercatori e al miglioramento del loro budget, senza l’obbligo di risultati, deve finire. Della serie: i locomotori corrono e i vagoni sono fermi alla stazione.

Rocco Rosa

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