LEGALITA’ E SICUREZZA

Ci sono segnali importanti che indicano come i temi della legalità e della sicurezza in questa regione siano sostanzialmente sottovalutati, o argomentati sotto traccia quasi come un male che non è evitabile, ma col quale bisogna convivere. Uno è arrivato forte e chiaro dal Procuratore di Catanzaro Gratteri, poi ripreso da Ingroia che, essendo in campagna elettorale e parlando da politico ha minore credibilità: in Basilicata ci sono sei organizzazioni mafiose, tutte di origine o in collegamento con le mafie contermini, quella calabrese, quella pugliese, quella campana. L’altro è arrivato dall’improvvisa epidemia di furti e rapine che è dilagata su tutto il territorio regionale, in forme inusuali rispetto agli eventi del passato. E cioè una simultanea diffusione di fenomeni di criminalità, come strategia studiata per inculcare paura e produrre asservimento alla logica mafiosa. La terza è il particolare allarme che arriva dal metapontino e dalla zona bradanica sulle agromafie, come tentativo di mettere sotto controllo tutto il settore alimentare che si presta a fenomeni di arricchimento illecito, con il lavoro nero, le sofisticazioni , e di accaparramento di servizi, come il trasporto,  la catena distributiva. Contrastare queste cose comporta interventi di vario genere: dal potenziamento, in uomini e mezzi, dei corpi della sicurezza, Carabinieri, Polizia, Nas, Forestali, all’efficientamento organizzativo della Magistratura inquirente, alla responsabilizzazione dell’associazionismo  imprenditoriale ( COLDIRETTI, CIA, E POI CONFINDUSTRIA CONFAPI CONFARTIGIANATO) in una logica di vigilanza e supporto su questi temi agli associati. Cose importanti, al di sopra delle quali c’è la politica che non può stare zitta  e c’è la macchina amministrativa che deve guardarsi allo specchio e dire che cosa c’è di vecchio e che cosa va rifatto. Non c’è dubbio che le mafie si sono evolute , puntano agli affari , si muovono come imprenditori, investono e cercano occasioni di investimento in tutti i settori, tutti. Ma proprio perché in apparenza non spaventano nessuno, trovano più possibilità di dialogo in quelle pubbliche amministrazioni che non sanno controllare, non sanno vigilare e lasciano spazi di discrezionalità alle persone, siano investite di responsabilità ò politiche o dirigenziali. Vale per tutti quello che la Corte dei Conti ha detto l’altro ieri: In Basilicata c’è «un quadro di diffusa violazione delle regole tese a garantire l’imparzialità e l’efficienza dell’amministrazione pubblica, e una riprovevole superficialità, anch’essa illegittima, nella gestione delle risorse pubbliche, spesso erogate senza effettiva utilità o in mancanza dei presupposti legali». Ecco ,gli spazi che lasciamo,sono subito calpestati da signori che non sono più con la coppola, non fanno paura, ma lusingano, blandiscono, plagiano , usano e sfruttano le relazioni umane nell’interlocuzione tra pubblico e privato. Il  fatto che in questa campagna elettorale non si parli di sicurezza e di legalità in termini propositivi, progettuali, di impegno politico, ma se ne parli solo per dire, come fa Salvini, che Mafia uguale Sud, è  il segnale di una grave sottovalutazione del problema da parte di tutti.

 

Rocco Rosa