Legge salvaborghi

(askanews)  Un fondo da 100 milioni di euro fino al 2023, misure per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione n alberghi diffusi; interventi di manutenzione del territorio con priorità  per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico; messa in sicurezza di strade e scuole e interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico; acquisizione e riqualificazione di terreni e edifici in abbandono; possibilità  di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività  di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo; realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici e di mobilità  dolce; possibilità  di acquisire di binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili.

Sono 5.585 i piccoli Comuni in Italia, amministrano più della metà  del territorio nazionale e in essi vivono oltre 10 milioni di italiani. Da oggi hanno finalmente una legge che favorisce il loro rilancio. Un provvedimento, arrivato quando ormai sembrava che la legge fosse finita su un binario morto, sul quale però il Parlamento si è mosso in modo corale, a cominciare dal via libera all’ unanimità  ottenuto lo scorso anno alla Camera quando furono unificati due disegni di legge a firma Pd e M5S. Dopo vari tentativi in quattro legislature diverse, i Comuni con meno di 5mila abitanti hanno dunque un pacchetto di norme concrete che dovrebbe sostenerne la ripresa. Un evento così importante per il mondo degli enti locali che ieri pomeriggio, nella tribuna di Palazzo Madama, ad assistere ai lavori dell’Aula del Senato, c’era il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, con una delegazione di oltre trenta sindaci di piccoli comuni. Stamane il via libera definitivo quasi all’ unanimità , con soli due astenuti.

FONDO DA 100 MILIONI L’istituzione di un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni per il finanziamento di investimenti per l’ambiente e i beni culturali; la mitigazione del rischio idrogeologico; la salvaguardia e la riqualificazione urbana dei centri storici; la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici; lo sviluppo economico e sociale; l’insediamento di nuove attività produttive.

Il Fondo viene istituito con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023.

CASE CANTONIERE: I fondi potranno essere utilizzati anche dai Comuni per l’acquisizione delle case cantoniere e delle stazioni ferroviarie disabitate per realizzare circuiti turistici e promuovere la vendita di prodotti locali.

CENTRI STORICI: Recupero e riqualificazione dei centri storici, mediante interventi integrati che prevedano il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio, promuovendo la creazione di alberghi diffusi in una logica di efficientamento energetico e di antisismica secondo la metodologia delle Green Communities.

BANDA LARGA: La semplificazione e l’accesso a norme che consentono la diffusione della banda ultra larga nelle aree cosiddette a fallimento di mercato;

POSTE: la possibilità  di realizzare, anche in forma associata e d’intesa con la regione, iniziative per sviluppare l’offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi in specifici ambiti territoriali, attraverso la rete capillare degli uffici postali.

AGRICOLTURA: Sono previste una serie di norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile, cioè quelli per i quali le aree di produzione e trasformazione sono poste a una distanza non superiore a 50 chilometri di raggio dal luogo di vendita e in assenza di intermediari commerciali.

TRASPORTI: agevolazioni nella rete dei trasporti delle aree rurali e montane. Per questi territori la proposta di legge predispone un piano per i trasporti con particolare riguardo al miglioramento delle reti infrastrutturali, nonchè al coordinamento tra i servizi, pubblici e privati, finalizzati al collegamento tra i comuni delle aree rurali e montane, e con i comuni capoluogo di provincia e regione e un Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all’informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione.