PER UNA BANCA DI SVILUPPO

Nel programma del Governo gialloverde vi è la proposta di una banca pubblica di investimenti. Al netto della necessaria configurazione di tale banca all’esterno del perimetro dei conti pubblici, il modello di riferimento potrebbe essere quello della tedesca Kfw. Detta banca dovrebbe essere soggetta alla vigilanza della Banca d’Italia e avere almeno il 20% del suo capitale sociale di proprietà delle Regioni, alimentarsi di risorse diverse dai fondi strutturali e da quelli del Fondo Sviluppo e Coesione, e, quindi fornire una leva finanziaria aggiuntiva rispetto a quanto è già previsto dalla politica di coesione. In particolare, la banca potrebbe finanziarsi emettendo sul mercato bond garantiti dallo Stato, quindi a basso rischio e contenuto rendimento. Una parte di questi bond, per i progetti di investimento generatori di entrate varati dalla banca, potrebbe avere il rendimento collegato ai profitti generati dal progetto di investimento.

Le Regioni dovrebbero avere il ruolo di proponenti di progetti di investimento, attraverso la presentazione di studi di fattibilità che ne evidenzino la fattibilità e la convenienza economico-sociale rispetto al costo, ma la decisione di ultima istanza, anche aggregando fra loro progetti analoghi o compatibili, dovrebbe spettare all’azionista di maggioranza, ovvero il MEF. Una sezione di questa neonata banca dovrebbe essere dedicata a progetti infrastrutturali, replicando in parte la mission originaria della Cassa per il Mezzogiorno. Non è infatti un mistero che l’assetto infrastrutturale del nostro Mezzogiorno ha molti gap, che si riflettono in opportunità di sviluppo mancate. Più o meno come nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, è necessario un grande progetto di investimenti pubblici in specifici comparti infrastrutturali del nostro Sud: porti e retroporti, aree logistiche e multimodali, alta velocità ed alta capacità ferroviaria, backbone Ict in termini di reti Adsl ad alta velocità, specie nelle aree interne a fallimento di mercato (sulle quali innestare servizi digitali ai cittadini, laddove quelli fisici non siano più sostenibili finanziariamente), ambulatori e servizi sanitari di prossimità territoriale.

Una seconda sezione della banca dovrebbe invece specializzarsi nel finanziamento di progetti imprenditoriali, con particolare riferimento alle PMI, con priorità nei settori ad alta tecnologia, puntando sugli spin-off e le start-up innovative, ma anche sui settori produttivi tipici del made in Italy (agroalimentare, tessile abbigliamento, mobile-arredamento, oreficeria) e su quelli che, agendo in aree specifiche a particolare ritardo di sviluppo (come quelle interne) operino in settori ad elevata utilità sociale (servizi alla persona, servizi socio-assistenziali, commercio). Tale sezione dovrebbe operare con logica imprenditoriale, e non con quella erogativa, tipica del sistema degli incentivi alle imprese, compartecipando, per i primi anni, al capitale sociale dei progetti imprenditoriali sostenuti, a seguito di una valutazione della fattibilità tecnico-economica e della sostenibilità di mercato attestate dai business plan.

Infine, una terza sezione dovrebbe supportare progetti di investimento di imprese già esistenti, sulla base di sistemi di incentivazione snelli dal punto di vista burocratico, preferibilmente a sportello, dopo valutazione di ammissibilità del progetto e delle sue ricadute economiche ed occupazionali. Sistemi di finanziamento di mercato, come il tranched cover, dovrebbero essere preferiti rispetto al tradizionale fondo perduto.

Una simile organizzazione, con le caratteristiche sopra delineate, dovrebbe essere di nuova costituzione, e non derivare dall’esistente Cassa Depositi e Prestiti, cui vanno conferite funzioni più specializzate nel salvataggio e risanamento di imprese in crisi e di intervento nelle aree di crisi complessa, con le risorse del risparmio postale di cui è dotata. Un ritorno di protagonismo del soggetto pubblico, assistito però da una logica di mercato, può contribuire ad un virtuoso mix fra obiettivi pubblici di sviluppo ed efficienza nell’utilizzo dei finanziamenti

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RICCARDO ACHILLI